Oltre 8.500 litri ogni secondo d’acqua pura e limpida, coprono il fabbisogno potabile di una popolazione distribuita su circa la metà della Campania; tutto questo senza un solo attimo di interruzione da 25 anni.
Un gran fiume d’acqua che arriva nelle case dei cittadini, come appena sgorgata dalle sorgenti del Gari e del Volturno, grazie al puntuale servizio offerto da Acqua Campania. L’acqua distribuita da Acqua Campania arriva, infatti, nella gran parte delle case dei cittadini della Regione (circa il 50 %). Basti pensare che, nella sola città di Napoli, è quella che esce da buona parte dei rubinetti.
Acqua Campania è la società che, per concessione ricevuta dalla Regione Campania, gestisce, ormai da oltre venti anni, la grande adduzione dell’Acquedotto della Campania Occidentale, a servizio di un bacino geograficamente individuato nell’area campana compresa tra la città di Napoli (inclusa), il litorale Domitio-Massicano e la provincia di Caserta.
Per comprendere cosa fa tutti i giorni AcquaCampania occorre immaginare di percorrere un fiume in piena per oltre 100 chilometri in un susseguirsi di gallerie profonde e grandi condutture. L’acqua che arriva nelle case dei cittadini della Campania, infatti, proviene dalle purissime sorgenti del Gari (Cassino), entra in territorio molisano e qui raccoglie le acque delle sorgenti di Sammucro, della falda del Peccia e delle sorgenti di S.Bartolomeo; quindi attraversa il confine della Campania per raccogliere le acque dei campi pozzi di Montemaggiore, San Prisco, Monte Tifata e Santa Sofia; quindi, carico della portata complessiva di oltre 8.500 litri al secondo, raggiunge le pendici degli ultimi rilievi collinari a nord di Caserta che dominano la piana campana, nei pressi del nodo di S. Prisco; qui viene immagazzinata in grandi serbatoi in galleria e smistata (senza soluzione di continuità) nelle tubazioni che finiscono per alimentare e far zampillare le acque dai rubinetti di casa.
L’Acquedotto della Campania occidentale è stato progettato per provvedere alle necessità idriche di quasi 4 milioni di utenti che vivono nelle province di Napoli e Caserta, e oggi rifornisce un gran numero di grandi utenze tra le quali Comuni, Consorzi, Aziende municipalizzate e altri Enti. La qualità dell’acqua è sempre eccellente: le periodiche analisi biochimiche, sviluppate secondo i protocolli definiti della specifica normativa, indicano che l’assenza di elementi indesiderati e di quelli inquinanti.
Acqua Campania Spa si occupa della gestione del grande sistema di adduzione della risorsa idrica dalle fonti sino alle reti comunali, per soddisfare le esigenze ordinarie di milioni di cittadini e gestire le emergenze; questo standard viene raggiunto e mantenuto attraverso un sistema informatizzato di telecontrollo operativo 24 ore su 24. Oltre 60 pozzi profondi, 3 sorgenti, 40 Km di gallerie, 60 Km di grandi condotte, 10 impianti di pompaggio operano in perfetta sincronia nelle più diverse configurazioni di esercizio. Strategie e azioni studiate e poste in essere senza mai un solo errore; da quando (oltre vent’anni orsono) AcquaCampania ha assunto l’incarico di garantire l’approvvigionamento idrico potabile di 4 milioni di cittadini. Nel rispetto dei criteri di efficacia, affidabilità, continuità, qualità.
Ma l’attività di AcquaCampania non si esaurisce nelle componenti tecniche (civili, idrauliche, elettromeccaniche e di telecontrollo). La concessione comprende anche la contabilizzazione dei volumi erogati ai singoli grandi utenti dall’intero sistema acquedottistico regionale, curandone la riscossione in nome e per conto della Regione Campania.
Questa concessione, ormai operante dal 1993, è l’esempio concreto del giusto rapporto tra organi amministrativi pubblici (la Regione Campania) e gestore privato, l’uno per le proprie competenze di natura programmatica e di controllo, l’altro per la capacità di ottimizzare – attraverso le proprie risorse – l’attività gestionale e realizzativa. I principi di utilità e produttività dell’opera pubblica hanno trovato applicazione nell’esercizio di Acqua Campania, vent’anni prima delle rinnovate norme comunitarie; e ciò grazie alla lungimiranza di chi operò per conto della Regione e alla qualità soggettiva delle imprese se n’è sono assunsero la responsabilità.

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