Acqua, clima e territorio

Non è un tema di recente attualità, piuttosto cresce l’attenzione pubblica verso i pericoli derivanti dai cambiamenti climatici e dagli eventi alluvionali e franosi. Se tali fenomeni sono monitorati e censiti dal 1910 (con i 200 morti in Costiera Amalfitana), è solo più di recente che il nostro Paese ha iniziato a pianificare una politica di riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo (legge 183/1989 e successivi interventi). Ancor oggi, pur in assenza di un quadro organico e condiviso di raccolta, monitoraggio e gestione dei dati dai territori, risulta innegabile la fragilità del nostro Paese: circa il 10% (pari a 29.500 kmq) risulta ad “alta criticità idrogeologica” e 6.633 Comuni (ovvero 83% del totale) sono affetti da frane e/o alluvioni (Ministero dell’ambiente, 2008).

I costi umani legati a frane e alluvioni (2.100 fenomeni, dal 2009-2014) ammontano a 166 vittime, con quasi 25.000 sfollati. I costi materiali (dal 1944 al 2014) variano dagli 800 mln/anno (Consiglio Nazionale dei Geologi, 2010) ai 3,5 mld/anno (Ance-Cresme, 2014).

Sulla base dei dati raccolti attraverso i Piani per l’assetto idrogeologico (Pai), il fabbisogno per sanare l’attuale dissesto è valutato in 40 mld (il 68% degli interventi al centro-nord). La spesa media annua (a partire dal 1991, fino al 2013) è stata di circa 12 mld, pari a 500mln/anno.

Gli ultimi interventi del governo su questo fronte – che ha istituito nel 2013 una “Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche” – prevedono uno stanziamento pari a 1,3 mld, di cui 650 mln immediatamente disponibili per le Regioni, a partire dalle 14 aree metropolitane. Un ulteriore – e positivo – intervento legislativo (legge 116/2014) ha previsto l’immediato subentro dei presidenti di Regione quali commissari straordinari delegati agli interventi urgenti in materia di dissesto idrogeologico.

I Pai, i Piani di gestione alluvioni, i Piani di Bacino – a cura delle Autorità di Bacino, delle Regioni, dei distretti idrografici, con il coinvolgimento della Protezione civile o del Cnr o dell’Ispra – sono tutti strumenti straordinariamente importanti per la conoscenza, la prevenzione e la tutela del territorio. Eppure, la frammentazione di competenze pianificatorie nel settore della difesa del suolo è un ostacolo alla corretta tutela del suolo e delle risorse idriche.

All’interno del Festival dell’Acqua, il tema sarà affrontato tentando una lettura del quadro ambientale in senso ampio e interconnesso, comprendendo scarsità ed eccesso di risorsa idrica (siccità, alluvioni) e la nuova minaccia del cambiamento climatico (intensità delle precipitazioni e innalzamento del livello dei mari). Qui, la risorsa idrica è elemento ecosistemico centrale, la cui salvaguardia e tutela è prerogativa essenziale e propedeutica ad ogni azione di lotta ed adattamento al mutamento climatico, nella consapevolezza che gli effetti del cambiamento climatico sul bilancio idrico avranno conseguenze socio-economiche rilevanti, con l’aumento di intensità e frequenza degli eventi estremi. La pianificazione degli interventi e delle azioni finalizzate ad una migliore gestione delle risorse idriche deve necessariamente configurarsi come un processo multi obiettivo, che tenga conto della molteplicità dei soggetti e che si rifaccia ai principi di equità, qualità ambientale, salute pubblica, funzione e sicurezza sociale.

D’altra parte, soprattutto nel contesto euro-mediterraneo, una corretta gestione della risorsa idrica rappresenta uno strumento formidabile di lotta all’avanzare del fenomeno della desertificazione, il quale è altresì il riflesso di mali sociali profondi, che non possono che aggravarsi per effetto dei cambiamenti climatici, quali la povertà, il sottosviluppo e l’assenza di sicurezza alimentale.

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