Impossibile resistere alla sua sterminata cultura, comunicata con ironia ed eleganza: Philippe Daverio ha ammaliato il pubblico dell’ultimo giorno del Festival dell’Acqua di Bressanone. Il critico d’arte ha toccato i temi dell’acqua e della luce in relazione all’uomo: un viaggio spazio-temporale, quello di Daverio, che ha accompagnato i presenti attraverso i molteplici significati dell’acqua: da sacra e purificatrice (con riferimenti a Gesù il Nazareno, al suo battesimo e alle sue prediche sul Giordano) a misteriosa e minacciosa (come nel peregrinare di Ulisse o nel passaggio tra le acque bibliche del diluvio universale).

“Attraversare l’acqua vuol dire entrare in un altro mondo – ha spiegato Daverio -, vuol dire uscire dalla notte della nostra procreazione per arrivare alla nascita. Il recupero delle acque è quello del mistero esoterico”. Acqua e luce sono state poi declinate nella storia, dal punto di vista filosofico, sociale, politico, artistico, teatrale e matematico. “La luce è elemento di fondo della nostra civiltà e quello che è stato organizzato, in occasione del Festival dell’Acqua Bressanone, è un gioco comunicativo che è sinonimo di evoluzione e che, come diceva Pitagora nei suoi ragionamenti sui numeri, è in armonia con l’equilibrio del cosmo”.