Mercalli, “allarme rosso per l’acqua di domani. Pensare al clima del futuro: sul Mediterraneo la temperatura potrebbe aumentare anche di 5 gradi entro la fine del secolo”.

Utilitalia, le tre regole per tutelare la risorsa idrica: governare l’acqua, ridurre le perdite e intervenire sulle reti e depurarla per poi ‘riusarla’

(Bari 9 ottobre 2016) – “Le opere idrauliche sono costruite per durare. Le abbiamo sempre progettate guardando al clima del passato, alle statistiche dei periodi precedenti. Oggi dobbiamo pensare in modo molto diverso e immaginare il clima del futuro. Sta cambiando tutto e non è detto che le sorprese saranno sempre positive”. In questo modo il presidente della Società italiana di meteorologia Luca Mercalli interviene nella giornata d’apertura del Festival dell’Acqua 2017 – la quarta edizione della manifestazione organizzata da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua energia e ambiente) in collaborazione con Acquedotto pugliese (Aqp) – in corso a Bari nella sede dell’università degli studi ‘Aldo Moro’ fino all’11 ottobre.

Mercalli lancia, con la sua relazione, “un allarme rosso sull’acqua di domani. Dobbiamo basare la nostra progettualità delle infrastrutture idrauliche su quelli che saranno gli scenari climatici peggiori, e lo scenario peggiore ci dice che entro la fine di questo secolo la temperatura sul Mediterraneo potrebbe salire anche di cinque gradi”.

Allora, di fronte a periodi di carenza d’acqua o di alluvioni – spiega il vicepresidente di Utilitalia Mauro D’Ascenzi – diventa importante “ridurre gli sprechi nelle reti e realizzare infrastrutture per la depurazione dell’acqua per ‘riusare’ l’acqua in agricoltura o nel settore industriale. Per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici ci sono tre regolette: bisogna tenere l’acqua quando c’è; non disperderla nella sua distribuzione, dal momento che abbiamo delle perdite di rete che arrivano a circa il 40%; e infine restituire l’acqua alla natura come ce l’ha data. In Italia per fare tutto questo – governo dell’acqua, opere sulle reti, depurazione – occorrono investimenti pari a circa cinque miliardi di euro l’anno; cosa che provocherebbe decine e decine di migliaia di posti di lavoro, oltre naturalmente a sistemare tutta la situazione ambientale”.

“Il mondo scientifico ha da tempo messo in evidenza i rischi che rivengono da politiche miopi nei confronti dei cambiamenti climatici. Non possiamo permetterci ritardi – osserva il rettore dell’università di Bari Antonio Uricchio – è particolarmente importante mettere in campo tutte le azioni per contrastare gli effetti nefasti di politiche industriali miopi, e garantire un impegno forte in materia di cambiamenti climatici”.

Il Festival dell’acqua è patrocinato dal MINISTERO DELL’AMBIENTE, dalla REGIONE PUGLIA, dal COMUNE DI BARI, da UNESCO WWAP, dalle maggiori associazioni mondiali ed europee del settore (IWA International Water Association ed EUREAU) e da Apulia Film Commission il Festival è realizzato grazie al coinvolgimento dell’UNIVERSITA’ DI BARI “Aldo Moro” (sede principale del Festival), di Legambiente Puglia, dell’Accademia delle Belle Arti, della Biblioteca Nazionale di Bari, e dell’Associazione Idrotecnica Italiana. Nelle tre passate edizioni (Genova 2011, L’Aquila 2013 e Milano Expo 2015) il Festival ha coinvolto complessivamente 429.000 visitatori, 14.800 studenti, proponendo 98 sessioni tecnico-scientifiche e 94 eventi culturali legati al tema dell’acqua.

 

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