La nostra vita è legata all’acqua ed ogni attività umana dipende dalla possibilità di accedervi. Ancora oggi, milioni di persone si trovano nella impossibilità di utilizzo della risorsa o fronteggiano una crisi idrica strutturale, non solo un’emergenza stagionale, a causa del robusto aumento della domanda di acqua potabile ed all’incessante riscaldamento globale.
L’impiego di impianti di dissalazione ad osmosi inversa in grado di convertire una risorsa “infinita” quale l’acqua mare in acqua potabile, in modo finalmente economico, efficiente, efficace e sostenibile, rappresenta senza ombra di dubbio la risposta più concreta a tale crescente esigenza.
Anche paesi storicamente scarsamente propensi ad un uso parsimonioso delle risorse energetiche (come quelli Mediorientali) stanno riconvertendo gli impianti di trattamento acque utilizzando la tecnologia dell’osmosi inversa. Un esempio è l’impianto di dissalazione ad osmosi inversa di Ras Abu Fontas 3 in Qatar che avrà una capacità di 164.000 m3/giorno e servirà oltre 1 milione di abitanti. Tale impianto che ACCIONA Agua sta realizzando (e che gestirà per un periodo di 10 anni) costituisce il primo dissalatore ad osmosi inversa su grande scala in Qatar paese nel quale, fino ad oggi, veniva scelta di sovente la tecnologia di trattamento acque per evaporazione ormai obsoleta ed energivora.
” Oggi, i nuovi impianti di dissalazione ad osmosi inversa vivono un momento di significativa maturità tecnologica grazie ad elevatissimi standard di affidabilità, efficienza ed efficacia – spiegano dalla sede di ACCIONA Agua -. Allo stato dell’arte, un moderno impianto di dissalazione ad osmosi inversa consente di ottenere acqua potabile, della stessa qualità di quella prodotta tramite metodi convenzionali, con un consumo energetico pari a circa 2,5 kWh/m3 con una riduzione dei consumi del 75% rispetto ai primi impianti dotati di tale tecnologia.
Inoltre, gli impianti RO sono facilmente containerizzabili, minimizzando così l’impatto visivo, sonoro e l’ingombro planimetrico garantendo di fatto un’ottimizzazione dell’impatto ambientale rispetto alle tecnologie convenzionali di trattamento e un’enorme flessibilità in termini di movimentazione, tempi di installazione e modalità di impiego”.
Questa determinante ottimizzazione del processo di trattamento in termini energetici e gestionali, ottenuta grazie a decenni di investimento in ricerca e sviluppo dei principali player del settore, ha reso la dissalazione ad osmosi inversa molto più che una semplice alternativa ai tradizionali sistemi di approvvigionamento.
L’efficacia di tali impianti è ormai una realtà consolidata a livello worldwide; lo confermano i dati del Global Water Intelligence di Oxford che stima una crescita del settore del 11,4% nel corso dei prossimi cinque anni per raggiungere un valore complessivo di mercato di quasi 12 miliardi di dollari entro il 2025.
L’Italia purtroppo è ancora fortemente in ritardo. Dai dati Istat rielaborati da Watec Italy 2017 risulta che il prelievo di acque marine o salmastre per uso potabile rappresenta appena lo 0,1% del prelievo totale e avviene solo in due distretti idrografici: in Sicilia, dove viene dissalata acqua per 12,6 milioni di metri cubi (il 92,5% del totale nazionale) e nell’area dell’Appennino Settentrionale (di fatto il restante 7,5%).
Questo ritardo è dovuto ad un’illusoria abbondanza della risorsa idrica nel nostro Paese e reti idriche obsolete con tassi di perdita critici per km.
” L’aumento della domanda, il deterioramento delle risorse e il cambiamento climatico rendono la dissalazione di fatto l’unica tecnologia ad oggi tecnologicamente valida al fine di garantire la continua disponibilità e l’accesso all’acqua potabile a tutti – confermano in ACCIONA Agua -. Questa tecnologia, grazie all’eccezionale trend di sviluppo tecnologico, nel medio lungo termine potrà di fatto rimpiazzare gli impianti di trattamento acque con tecnologie “convenzionali” garantendo la medesima efficacia e convenienza con lo straordinario vantaggio di avere come input una risorsa come il mare di fatto inesauribile.

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