Fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane: quanti ne produciamo? Che caratteristiche hanno? Cosa ne facciamo? Parte da questi interrogativi l’indagine realizzata da Utilitalia raccogliendo le informazioni quantitative e qualitative sui fanghi prodotti nel 2015 da tutte le utility associate che operano nel settore. I dati raccolti nel documento, che è stato presentato oer a Roma, parlano di circa 395.000 t secco/anno di scarti provenienti da impianti di depurazione delle acque reflue urbane che servono complessivamente circa 35 milioni di abitanti residenti.
Il questionario somministrato si articola in due parti: la prima per conoscere la quantità di fanghi prodotta e la loro destinazione finale, la seconda riguarda la qualità dei fanghi destinati in tutto o in parte a essere utilizzati in agricoltura, sia direttamente sia attraverso il trattamento in impianti di compostaggio, con particolare riferimento ai parametri del D.Lgs 99/92 (di recepimento della direttiva Ue 86/278/Cee sull’utilizzo dei fanghi in agricoltura). Secondo la ricerca, negli ultimi trent’anni la qualità dei fanghi prodotti è nettamente migliorata: nel 2015 il tasso di recupero direttamente in agricoltura è stato del 58,9% (contro il 70%, in aumento, della Francia e l’80%, già nel 2010, in Gran Bretagna) pari a circa 232.600 t/anno mentre il restante 41,1% (circa 162.400 t/anno) è stato smaltito. Se rapportato alla popolazione, la quantità media per abitante è di circa 17-18 kg (sostanza secca) mentre per quanto riguarda i costi lo smaltimento ha un valore che oscilla tra i 5 e i 7 /abitante. Quello dei costi è un punto chiave secondo Utilitalia. A seguito delle recenti restrizioni all’uso in agricoltura si legge nel documento il costo unitario di recupero-smaltimento è rapidamente cresciuto nell’ultimo anno da 50 a 90 /ton di fango tal quale. Questo valore moltiplicato per la produzione complessiva annua, pari a 4,5-5 mln ton/anno, si traduce in un costo di 400-500 mln /anno per il Servizio idrico integrato a fronte di un prelievo complessivo d’acqua, per soddisfare la domanda, stimato in 34,2 miliardi di metri cubi.
“La produzione di fanghi in quantità crescenti o comunque rilevanti – ha sottolineato il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini, nel corso del suo intervento – è sintomo dell’efficacia del processo depurativo, che a sua volta è una fase fondamentale per restituire all’ambiente le acque dopo il loro uso. I fanghi contengono sostanze utili per contrastare l’aridità dei suoli e con il loro utilizzo si riduce l’apporto di fertilizzanti chimici. Occorre però un quadro normativo che ovviamente, prevedendo adeguati sistemi di controllo, favorisca il riuso dei fanghi in agricoltura, dopo che gli stessi siano stati opportunamente trattati ed abbiano raggiunto i requisiti richiesti. Il problema va affrontato con un approccio tecnico e scientifico, per questo è necessario censire e valorizzare le esperienze e le tecnologie di trattamento dei fanghi”.
Il tema è attualmente anche all’attenzione del Senato che, in commissione Agricoltura, sta portando avanti l’esame del Ddl 2323 Delega al Governo per la modifica della normativa in materia di utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura. La stessa XI di Palazzo Madama, ricorda Utilitalia, esprimendosi favorevolmente in merito alla proposta di un nuovo regolamento Ue in materia di conversione di riconversione di rifiuti organici in materie prime per la produzione di fertilizzanti, ha posto tra le condizioni quella che l’attuale legislazione europea in materia di fanghi di depurazione delle acque reflue o trattamento e utilizzo degli effluenti zootecnici continui a rimanere il punto di riferimento rispetto a un loro uso in agricoltura. Per rafforzare questa strada secondo Utilitalia sarà necessario conferire all’intera filiera del processo (produzione/trattamento/utilizzazione) una adeguata robustezza amministrativa e tecnica con presenza di operatori professionali e sulla base di procedure standardizzate di immediato riscontro e validazione da parte dell’autorità competente. Da parte loro, prosegue la federazione, i gestori del Sii sono disposti ad assumersi il controllo della filiera a garanzia della qualità dei fanghi. Intanto su tutto il territorio nazionale sono in corso progetti sul tema che vanno dall’innovazione tecnologica (come nel caso della Società Intercomunale Servizi Idrici di Alba o della Multiservizi di Ancona o di Veolia Water Technologies Italia) all’aumento dell’efficienza energetica (come l’intervento di Hera sul depuratore Santa Giustina di Rimini) alla responsabilità sociale/ambientale (Acquedotto del Fiora, Comuni dell’Acquedotto Langhe Sud Occidentali). Tutte esperienze raccolte nella pubblicazione Utili all’Italia, la banca dati con i risultati del primo censimento delle migliori pratiche nei servizi pubblici realizzato da Utilitalia (QE 30/6).

Articolo tratto da Quotidiano Energia

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