Sono stati il paladino del clima Luca Mercalli, l’esperto di ghiacciai di alta montagna Roberto Dinale e l’alpinista Hans Kammerlander ad aprire la sessione plenaria del Festival dell’Acqua di Bressanone. Al centro delle riflessioni, introdotte da Rudi Oss, presidente Confservizi Trentino Alto Adige, l’emergenza ambientale che il pianeta Terra sta vivendo. Sì, perché anche se i suoi detrattori gli danno del catastrofista, il presidente della Società Meteorologica Italiana Luca Mercalli parla chiaro in termini di riscaldamento globale: “C’è differenza fra il tempo meteorologico che avvertiamo in determinate zone e limitato in un arco temporale e il clima globale – ha spiegato -: quello che deve far riflettere oggi sono i 31° registrati ieri a San Pietroburgo in Russia, pari a 23° sopra la media. Il nostro pianeta ha la febbre e la mancanza di ghiaccio sul mare artico sconvolge il bilancio energetico del globo. Negli ultimi 150 anni la temperatura è salita di 1,5 gradi in tutto il mondo: solo sulle Alpi, nell’ultimo secolo, l’innalzamento è stato pari ad un grado. Il Parlamento britannico ha proclamato una settimana fa l’emergenza climatica, che si scontra con i negazionisti che rallentano i processi di formazione e di comprensione di cui abbiamo bisogno: se i governi non interverranno con azioni concrete a salvaguardia dell’ambiente entro fine secolo, si raggiungeranno i 5 gradi nel giro di 80 anni e lo scenario del Global Warming prospettato dagli scienziati sarà “ignoto”, “sconosciuto” e si andrà verso una situazione di non ritorno”.

In linea con l’analisi tracciata da Luca Mercalli c’è pure Roberto Dinale, responsabile dell’Ufficio Idrografico della Provincia di Bolzano, che ha tracciato una fotografia di come si presenta l’arco alpino oggi: “I nostri ghiacciai sono una cartina tornasole del clima che cambia e la zona dell’Alto Adige non è nuova al fenomeno della siccità. In Val Venosta, per esempio, da secoli si porta l’acqua alle zone agricole attraverso canali”. Dinale si è poi soffermato sullo stato di salute dei ghiacciai: “Quelli vallivi, i più ampi, sono rientrati di 2 chilometri rispetto all’Ottocento. Il nuovo catasto dei ghiacciai altoatesini aggiornato al 2016/17 é in fase di completamento e mostra come negli ultimi 10 anni la superficie glacializzata si sia ulteriormente ridotta del 20-25% per una perdita complessiva di poco meno del 75% rispetto alla massima estensione della Piccola Etá Glaciale, che ha avuto il suo apice 150 anni fa”. Il referente dell’Ufficio Idrografico provinciale bolzanese ha inoltre spiegato come, considerati gli scenari di emissione dei gas serra e quelli climatologici relativi, nel 2050 la metà della massa dei ghiacciai alpini sarà scomparsa, indipendentemente da come ci comporteremo fino ad allora. “Se riusciremo a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi, rispettando gli accordi sul clima di Parigi, a fine secolo ne sopravvivrà un terzo, in caso contrario sulle Alpi i ghiacciai si esauriranno: quello di Fontana Bianca, per esempio, rientra già nella schiera di quei ghiacciai che non potremo più salvare. Sono necessarie misure strutturali: i serbatoi del futuro necessitano di un adeguamento della barriera antisale alla foce dell’Adige e di una gestione integrata degli stessi serbatoi”.

Un appello alla politica chiamata ad agire con urgenza è arrivato anche dall’alpinista ed esploratore Hans Kammerlander: “Sono da poco rientrato dal Nepal, il mio secondo paese natale dopo l’Alto Adige e non ho più riconosciuto la vetta che mi ha strappato, 25 anni fa, due amici alpinisti. I ghiacciai si sono ristretti, in Nepal così come in Pakistan. Sono scioccato dall’inquinamento delle risorse idriche: io, abituato a non lasciare nulla dietro il mio cammino, ho trovato rifiuti ovunque e mi sono sentito male. Ricordatevi che la natura non ci appartiene: ci viene donata per un breve periodo e bisogna lasciarla come la si trova”.

Luca Mercalli e Hans Kammerlander hanno poi tenuto una lectio magistralis nell’aula magna dell’Università di Bressanone.

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