Emergenza acqua soprattutto per le sorgenti. Colpa del clima: una situazione tipica di fine estate che invece si presenta a giugno. Infrastrutture rete che perdono in media 39 litri ogni 10:  servono investimenti per 5 miliardi all’anno. Ma intanto si possono risparmiare fino a 10 mila litri l’anno a famiglia cambiando le abitudini. Lo sottolinea Utilitalia alla fine di una settimana dove l’emergenza siccità è salità a livelli molto alti.
Gli acquedotti (in Italia ci sono 425 mila km di rete, inclusi gli allacciamenti 500 mila km) hanno una percentuale media di perdita pari al 39%, il che significa che si perdono nei tubi 39 litri d’acqua ogni 100 litri immessi. Al NORD le perdite si attestano al 26%, al CENTRO al 46% e al SUD al 45%.
Il 60% delle rete nazionale è stato posato oltre 30 anni fa e che il 25% supera anche i 50 anni. Ma il tasso nazionale di rinnovo è pari a 3,8 metri di condotte per ogni km di rete: significa che a questo ritmo occorrerebbero oltre 250 anni per sostituire l’intera rete.
Il fabbisogno totale di investimenti è stimato in circa 5 miliardi all’anno – prosegue Utilitalia nella sua analisi – per adeguare e mantenere la rete idrica nazionale (attualmente ci si attesta circa 32-34 euro per abitante all’anno; per l’Italia sarebbe necessario arrivare al livello minimo europeo, almeno 80 euro per abitante all’anno (in Francia sono a 88, nel Regno Unito a 102 e in Danimarca a 129 euro). I fondi per gli investimenti sono scarsi anche a causa del fatto che abbiamo le tariffe più basse d’Europa e tra le più basse del mondo.
I principali consumi dell’acqua riguardano irrigazione 51%, industriale al 21%, civile 20%, energia 5%, zootecnica 3%. L’acqua potabile consumata al giorno da una persona è di 245 litri. La spesa media mensile famigliare per la fornitura di acqua per uso domestico è di circa 13 euro. Una famiglia italiana consuma mediamente circa 200.000 litri di acqua potabile in un anno.
Una soluzione per compensare periodi come questi e che dovrebbe diventare strutturale, è il riuso di acque depurate in agricoltura. Specialmente quando la sofferenza maggiore riguarda l’approvvigionamento da acque superficiali – cioè fiumi, laghi, bacini, e sorgenti – esposte al caldo e in generale ai cambiamenti climatici.
UTILITALIA, la Federazione che riunisce i gestori dell’acqua, riporta alcuni dati dell’ultimo Blue Book, il rapporto dedicato allo stato dell’arte della risorsa idrica.
Secondo Utilitalia questo tipo di carenza idrica è normale se avviene alla fine dell’estate, a settembre, e non con un anticipo di tre mesi. Ad andare in crisi è la parte iniziale della filiera, il prelievo dell’acqua dalla sorgente (captazione).
Le fonti di approvvigionamento di acqua per uso civile, per i nostri rubinetti, sono per l’85,6% acque sotterranee, per il 14,3% acque superficiali (corsi d’acqua, laghi e invasi artificiali), per l’0,1% acque marine o salmastre.
Il riuso dell’acqua in agricoltura è una delle soluzioni e non soltanto in situazioni di carenza.
Ogni anno in Europa – secondo dati dell’Unione Europea – vengono “trattati” nei depuratori più di 40 miliardi di metri cubi di acque reflue, ma ne vengono “riusati” soltanto 964 milioni di metri cubi. In Italia si trattano e si riusano ogni anno 233 milioni di metri cubi di acque reflue.
Secondo Utilitalia bisogna applicare all’acqua gli stessi principi dell’economia circolare per ottenere effetti virtuosi.

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